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25 ottobre 2007

Dopo l'Eurabia... l'Amerabia?

Via Babbo Natale e Halloween: "Offendono i bimbi musulmani"

I genitori degli alunni delle cinque scuole pubbliche della contea di Oak Lawn, nell'Illinois, sono arrivati a centinaia all'imbrunire, con gli occhi arrossati dalle lacrime. Le immagini di questo improvviso raduno, davanti alla sala riunione del provveditore agli studi del distretto di Ridgeland, ricordavano quelle tristissime dell'eccidio di Columbine: c'erano sospiri, parole di conforto e abbracci, mentre si parlava della «grande perdita». Ma ad ascoltare i discorsi di queste famiglie era chiaro che nessuno era stato ucciso, nessuno aveva aperto il fuoco. Quei genitori erano solo venuti a salvare il futuro del Natale, poiché a Oak Lawn Babbo Natale era finito sul banco degli imputati, accusato dai residenti musulmani di non essere più, secondo loro, politicamente corretto.
I genitori volevano che il Natale fosse ancora celebrato nelle scuole pubbliche della contea. Alcuni padri si erano vestiti da Babbo Natale, molte madri indossavano dei capi verdi e rossi. Fuori dalla palazzina decine di fotografi e reporter aspettavano il verdetto, finché Dave Lis, il provveditore agli studi, è emerso leggermente imbarazzato per annunciare: «Nulla è cambiato, il Natale è ancora Natale e Halloween è ancora Halloween».
Tra gli applausi la vita di Oak Lawn è tornata lentamente verso la normalità. Una normalità di un paesino dove il Natale e Halloween, la festa delle streghe che negli Usa si celebra a fine ottobre, sono popolari come la torta di mele, il campionato di baseball e la festa del 4 luglio, giorno dell'Indipendenza americana. Ma Oak Lawn è anche zona di nuova immigrazione musulmana: lo sono ormai il 30 per cento degli studenti delle scuole pubbliche.
E proprio una musulmana, Elizabeth Zahdan, madre di tre studenti del Distretto 122, a settembre aveva scritto una lettera infuocata domandando che fosse vietata la celebrazione del Natale. «Quella festa ci offende», aveva detto insistendo anche che i costumi e le maschere indossate dai compagni di scuola dei suoi figli nel giorno di Halloween offendevano i dettami del Corano. Non solo: nel mese sacro del digiuno del Ramadan, la musulmana voleva anche che i propri figli avessero diritto a non vedere gli altri studenti mangiare nella mensa della scuola.
Il preside, in nome del politically correct le aveva dato ragione e, in una circolare inviata ai genitori, aveva annunciato che né Halloween né il Natale quest'anno si sarebbero celebrati nelle cinque scuole pubbliche della contea. Mentre in moltissime altre scuole pubbliche degli Usa ormai il Natale è una festa senza più connotati religiosi (in molte scuole è vietato ricordare la nascita di Gesù, in nome del rispetto secolare per le altre religioni), le scuole di Oak Lawn hanno anche eliminato il classico jellow, il budino per bambini, dalle mense (offendeva i musulmani), insieme alla carne di maiale, mettendo al bando, per sempre, i classici hot dog.
«Una follia!» ha protestato una madre, June Quigley. «Intanto i ragazzini musulmani possono inginocchiarsi a pregare durante quello che chiamano “il nostro momento” nei giorni del Ramadan. Se quella non è religione in una scuola pubblica cos'è?».
Ma la guerra contro il Natale, a dire il vero contro il cristianesimo americano, ormai si è estesa su nuovi, preoccupanti fronti. A Washington c'è un disegno di legge inteso a cambiare il nome dell'albero di Natale che ogni anno viene decorato e illuminato davanti al Campidoglio da Christmas Tree a Holiday Tree (albero della vacanza). Una assidua campagna di boicottaggio promossa dall'associazione cristiana American Family Association, ha finalmente convinto i proprietari della ditta alimentare Mrs. Fields, che vende biscotti, a riscrivere la parola Natale sulle scatole prodotte per la stagione natalizia. L'avevano eliminata per rispettare la clientela musulmana.

(di Silvia Kramar su Il Giornale, 25 ottobre 2007)


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